Lo jazzo, non un semplice un muro a secco.

La mappa degli jazzi nell'alta Murgia Pugliese
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Gli jazzi sonoparticolari recinti in pietra a secco per ovini,  comunemente usati nel territorio del nord della Puglia, nello specifico nella Murgia e nel Gargano.
Questi particolari manufatti in pietra a secco, destinati al ricovero temporaneo degli ovini, durante il viaggio della transumanza, erano costruiti lungo i tratturi, i larghi sentieri erbosi e pietrosi o in terra battuta, ma sempre a fondo naturale, utilizzati dai pastori per compiere la transumanza.

Origine del nome Jazzo

L’origine del nome jazzo è piuttosto incerta: potrebbe derivare dal latino iaceo, che significa giacere. L’etimologia deriverebbe quindi dal fatto che queste strutture costituivano delle stazioni idonee a tutte le attività connesse alle soste dei pastori e delle greggi durante la transumanza.
Un’altra ipotesi vedrebbe nel termine jazzo una chiara origine greca: indicando un luogo dove riposano gli armenti, cioè un ovile, deriverebbe dal greco “iautmòs” che indica appunto un luogo di riposo.

Gli jazzi: costruzioni rurali integrate nel paesaggio

Lo jazzo è costruito abitualmente in pendenza, per facilitare la ventilazione e il deflusso delle acque e dei liquami.
Particolare attenzione veniva data al lato di esposizione,  in questo caso a sud, per garantire riparo da freddi venti settentrionali.

Strutturalmente lo jazzo è costituito da un muro a secco principale, che funge da recinzione, e da i muretti a secco più piccoli, che suddividono l’aerea interna in vari locali. L’uso dei locali così ricavati era diverso andava dal ricovero di animali e persone, alla lavorazione del latte.

Un  elemento importante che caratterizza lo jazzo  è il mungituro. Struttura generalmente di forma quadrangolare, con due aperture, una opposta all’altra, comunicanti con un recinto esterno. I pastori radunati gli ovini in uno dei due recinti, li  facevano passare successivamente all’interno del mungituro dove avveniva la mungitura e infine passavano nel recinto opposto.

Altro particolare degno di nota dello jazzo, è la presenza di cosiddetti “paralupi” che, come dice la parola stessa, attraverso una serie continua di lastre di pietra poste orizzontalmente nel muro a secco di recinzione, sporgevano all’esterno creando una lunga mensola, impedendo cosi l’accesso a predatori capaci di arrampicarsi.

Di recente la valorizzazione del territorio ha interessato anche gli jazzi che in Puglia possono essere ristrutturati godendo anche del finanziamento stabilito da politiche regionali.

Gli jazzi più noti in Puglia, anche perchè divenuti ormai delle attrazioni turistiche, dopo le opportune opere di ripristino e valorizzazione, sono lo jazzo pantano, nelle vicinanze di Ruvo di Puglia, e lo jazzo del demonio.
Ma gli Jazzi si trovano anche in territorio lucano ed infatti, nelle vicinanze di Matera, si trova jazzo gattini.

Gli jazzi tra miti e leggende

Particolare dei paralupi dello jazzo del demonio
Particolare dei paralupi dello jazzo del demonio

Alcune leggende sono collegate alla presenza di queste strutture rurali in pietra a secco a dimostrazione del fatto che si tratta di elementi architettonici con una storia antichissima che percorre la storia delle popolazioni locali unendo indissolubilmente il territorio con le attività dell’uomo.

Una leggenda in particolare riguarda lo jazzo del demonio.
Si narra che, in una notte fredda notte del 1870, due pastori con il loro gregge cercarono riparo per la notte in una costruzione in pietra a secco nelle campagne dell’alta Murgia e mentre si trovavano attorno a un fuoco, i cani che li accompagnavano iniziarono ad abbaiare. Tacquero improvvisamente, come improvvisamente si placò il vento.

I due pastori, avvolti da un improvviso silenzio, furono stupiti ed impauriti quando sentirono qualcuno bussare alla porta. Alla loro domanda di ritorispose la voce roca di un viandante che si era smarrito e che i pastori non esitarono ad accogliere davanti al fuoco.

La fioca luce che emanava dai tizzoni ardenti bastò ai due per rendersi conto che il viandante non aveva sembianze umane e che, dotato di zampe e zoccoli, altri non era che il demonio. I pastori si rifugiarono sotto una croce ed il demonio,una volta scoperto, scomparve velocemente lasciando il tipico odore di zolfo.

La storia di questo incontro si diffuse a tal punto da far nascere la leggenda dello jazzo del demonio.